NELLA RUBRICA DI POSTA DEL CORRIERE, UN LETTORE CHIEDE AD ALDO CAZZULLO COME CONCILIARE L’AFFERMAZIONE “BEI TEMPI QUANDO IL CENTRODESTRA ITALIANO ERA QUELLO DI DE GASPERI” CON L’AFFERMAZIONE DELLO STESSO CHE “LA DC E’ UN PARTITO DI CENTRO CHE GUARDA A SINISTRA”
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Alcide De Gasperi non disse mai quella frase in pubblico, e non ci sono prove che l’abbia detta in privato. L’unica fonte diretta è il diario di un uomo di Chiesa, che sostiene di averla sentita. Giulio Andreotti era convinto che non fosse mai stata pronunciata. Resta un dato oggettivo: De Gasperi tenne centinaia di comizi e di discorsi pubblici; se avesse voluto dire questa cosa, l’avrebbe detta; e non l’ha fatto. Al di là della questione linguistica, Alcide De Gasperi non guardava a sinistra, ma avanti. E non era un uomo di centrosinistra. Governò con i comunisti, per necessità ; ma li estromesse nella primavera del 1947, e li batté nettamente alle elezioni, dopo aver ricevuto insulti infamanti (in particolare lo faceva soffrire l’accusa di aver gioito per l’esecuzione di Cesare Battisti, con cui era stato insieme nelle galere austriache per aver chiesto un’università in lingua italiana). Gli anni di De Gasperi sono gli anni del centrismo, della guerra fredda, della linea dura di Scelba, con i socialisti ancora legati ai comunisti. Il centrosinistra nasce dieci anni dopo l’addio di De Gasperi al governo e nove anni dopo la sua morte. In qualsiasi altro Paese al mondo, De Gasperi sarebbe considerato per quello che fu: un uomo di centrodestra. Il problema è che l’Italia è l’unico Paese al mondo in cui nel linguaggio popolare la parola «destra» non indica liberali, moderati, conservatori, ma fascisti. (In effetti l’Italia è ancora piena di fascisti o di personaggi che credono di esserlo; da ultimo spunta il colonnello in divisa nazista; e viene da chiedersi come sia possibile che simili personaggi siano ascesi ai vertici delle gerarchie militari). Sotto il fascismo De Gasperi finì di nuovo in carcere, pur avendo commesso l’errore di votare la fiducia al primo governo Mussolini, peraltro in buona compagnia, compreso Giolitti. Da Mussolini e dal regime fu perseguitato, costretto a nascondersi in Vaticano, a vivere con un magro stipendio da bibliotecario, integrato dalle traduzioni dal tedesco, che parlava come l’italiano. Custodisco un meraviglioso ricordo delle parole con cui sua figlia Maria Romana raccontava quel periodo. Sconfitto nel 1948 il Fronte Popolare, conquistata la maggioranza assoluta in Parlamento, capì che la Dc non poteva governare da sola, aprì ai partiti laici, fece una politica di ricostruzione, atlantista, proto-europeista. E sconfisse anche l’ala sinistra del suo partito, compreso il vicesegretario Dossetti, che l’adesione alla Nato non la voleva. Poi certo De Gasperi mise un argine a destra, rifiutando di avallare l’operazione Sturzo, l’alleanza con il movimento sociale alle amministrative di Roma, osando dire no al Papa. Un argine che resse fino al 1994, quando la destra fu «sdoganata» da Berlusconi. E oggi la destra comanda. Per questo l’espressione centrodestra suona diversa da come poteva suonare al tempo di De Gasperi.
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