La ricorrenza degli 80 anni dalla nascila delta Democrazia Cristiana è stata ritenuta dagli organi statali competenti degna di essere ricordata, ricevendo il sostegno alle iniziative proposte da un Comitato promotore, che ha assunto la denominazione ufficiale di Comitato per le Celebrazioni degli 80 anni dalla nascita della Democrazia Cristiana’.
V’è da rilevare subito che nel termine ‘celebrazione’ si coglie una prevalente vocazione agiografica, lontana dalle intenzioni dei promotori e non rispondente al programma predisposto, laddove apparirebbe più proprio il termine ‘commemorazione’, nel suo significato etimologico ’ricordare insieme’, per offrire alla coscienza collettiva del Paese una più veritiera storia dei cinquant’anni di vita della Dc. Mentre un tempo la coscienza storica nazionale si formava attingendo alla storiografia accademica, oggi fonti principali sono i potenti nuovi mezzi di comunicazione di massa, che tendono a presentare le vicende della Prima Repubblica, come storia di soli intrighi, complotti, mafie e malaffare, con puntuali, facili allusioni a responsabilità democristiane. Ovviamente In tale scelta concorrono ragioni politiche, ma non minor peso hanno anche ragioni commerciali per la maggiore attrattività di questo taglio comunicativo.
In questo contesto, al grande pubblico sono state veicolate contro verità sui rischi a cui realmente è stato esposto l’ordine costituzionale della nostra giovane Repubblica, con la DC che da sua garante ha finito spesso per essere rappresentata come sua attentatrice.
A dispetto di seri e documentati approfondimenti storiografici, che non mancano, e a dispetto finanche di oneste e leali ammissioni di avversari politici, come quella di Antonello Trombadori, storico partigiano e dirigente comunista, che così ha scritto: “Non v’è un solo episodio di attacco alla legalità costituzionale, nel quale la DC non si sia trovata dalla parte giusta, con un PCI che molto può continuare a vantare, meno che il fatto di non aver costituito per i suoi collegamenti internazionali e per la sua dottrina, un non escludibile pericolo liberticida”.
(A. Trombadon. La storta parla chiaro. Era la De e non II Pd a stare dalla parte giusta. Corriere della sera. 22nov. 1990).
Ma la storia della Dc, oltre che dalle appena accennate controverità è gravata anche da una sorta di congiura dell’oblio. In patria e fuori. Una conferma, tra le tante evocate, viene da un depliant predisposto dalla ‘Commissione europea’, intitolato “Una breve guida all’UE”. Oltre a magnificare i meriti dell’unione nel migliorare la vita dei cittadini europei, la guida dedica una pagina ai ‘pionieri dell’Europa’, elencando nove personaggi, con relative foto. Il primo è Adenauer, non mancano Monnet e Schuman, tra gli altri sei ‘pionieri’ compaiono due donne esponenti del socialismo europeo (Lindh e Mercouri), Simon Veil e Louise Weiss, compare anche Spinelli con sua moglie Ursula Hirschmann, ma non c’è posto per Alcide De Gasperi!
E allora finalità precipua del programma commemorativo che si tenta di realizzare è quella di fare il possibile per contrastare da un lato le controverità delle vulgate, e per vincere, dall’altro, questo oblio doloso, facendo risaltare, invece, quanto l’Italia (e l’Europa) di oggi sia debitrice delle grandi scelte rivoluzionarie fatte dalla Dc, particolarmente tra gli anni quaranta e cinquanta: le coraggiose scelte di politica estera, operate nel durissimo contrasto col Partilo comunista, come l’adesione al Patto Atlantico, che significò la scelta dell’Occidente libero e democratico. E come la non meno osteggiata scelta europeista. Anche sul plano interno le rivoluzionarle riforme che hanno fatto grande l’Italia furono tutte varate vincendo agguerrite opposizioni: la riforma agraria, con cui furono definitivamente spazzati via gli ultimi residui di feudalesimo; Il piano casa, con cui fu assicurato un alloggio dignitoso al meno abbienti; la Cassa del Mezzogiorno con cui furono aperte le porte della modernità alle popolazioni meridionali, specialmente rurali. E poi in tempi successivi, sono giunti altri interventi riformatori di fondamentale importanza sociale, particolarmente nel campo dell’istruzione e della sanità, quest’ultima considerata ineguagliato modello in campo Internazionale. La straordinaria capacità di ripresa dell’Italia dopo le devastazioni belliche fu agii occhi del mondo, tanto sorprendente da far scrivere e parlare di ‘Miracolo Italiano’. Miracolo perché, nella generalizzata grande ripresa, realizzatasi in tutta l’Europa del dopoguerra, il caso italiano ebbe appunto dello straordinario, consentendo al nostro Paese di inserirsi tra le prime potenze economiche del mondo.
Con queste finalità iI Comitato ha predisposto un programma che ha già visto realizzate iniziative di approfondimento storiografico, come quella in cui si sono confrontati eminenti storici di varia estrazione (Bonini, Galli della Loggla, Giovagnoll, Melloni, Mieli e Schiavone) e come seminari su temi politicamente cruciali (la serie è lunga). Tra le iniziative in cantiere merita particolare menzione la Storia della Dc in sei volumi, alla quale stanno lavorando storici giovani e meno giovani, sotto la guida di riconosciuti maestri.
Immersi come siamo nella visual culture non poteva mancare iI ricorso ad una mostra fotografica, come strumento di divulgazione storica rivolto ad un pubblico, iI più ampio e vario possibile (è In corso di approntamento anche un volume fotografico). Superfluo è sottolineare che alla fotografia, da circa due secoli dominatrice nella comunicazione visiva, è ormai riconosciuta anche la valenza di fonte per la storia del recente passato.
Nell’impossibilità di ripercorrere con puntualità cronologica tutte le tappe della cinquantennale storia democristiana (1943-1994), si è tentalo di sintetizzarne il senso attraverso immagini legate alle grandi opzioni di politica interna e internazionale, alle grandi realizzazioni in campo sociale, alle più drammatiche stagioni della vita politica, ai suoi protagonisti, per giungere a quelle legate alla decisione di consegnare iI testimone ad un erede, il Partita popolare. Spiccano tra le Immagini quelle di molti manifesti, cromaticamente vistosi, spesso espressione di autentica creatività artistica, un tempo strumento principe della propaganda politica (una sezione è dedicata ai manifesti satirici delle opposizioni, sia di sinistra che di destra, la mostra è infine arricchita da dieci dipinti liberamente ispirati alla Dc, opere di eminenti maestri.
L’Inaugurazione, prevista a Roma, domani 30 gennaio (Musei di San Salvatore In Lauro, aperta fino al 2 marzo), sarà introdotta da un dibattito, ancora una volta affidato a personalità del mondo scientifico, politico e giornalistico di varia matrice Stefano Ceccanti, Silvia Costa, Giuseppe Parlato, Antonio Polito.