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Popolari per il Sì, nel segno di Sturzo. Contro la fatwa di Balboni

Autore: Ortensio Zecchino

Testata: il Foglio

ZECCHINO DIFENDE IL SÌ AL REFERENDUM, RIVENDICANDO LA TRADIZIONE POPOLARE SULLA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE, CONTESTANDO LETTURE RESTRITTIVE, TONI AMMONITORI E APPELLANDOSI A STURZO, ALLA BICAMERALE DEGLI ANNI NOVANTA E AL MODELLO DELLE DEMOCRAZIE LIBERALI CONTRO ALLARMI E INTERPRETAZIONI POLEMICHE ATTUALI SULLA GIUSTIZIA ITALIANA

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Nel dibattito sul referendum sulla giustizia, Ortensio Zecchino interviene per contestare la lettura critica proposta da un commentatore di Avvenire su una storica presa di posizione dei popolari. Al centro della polemica c’è un documento del 1994 del Partito Popolare Italiano che, nel pieno della stagione di Tangentopoli, ribadiva l’indipendenza della magistratura ma apriva anche alla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri.

Secondo l’autore, quel passaggio è limpido e non ammette interpretazioni riduttive: volerlo ricondurre soltanto alla separazione delle funzioni – come avvenuto anni dopo con riforme più limitate – significherebbe forzarne il senso originario. Zecchino respinge inoltre il tono ammonitorio usato verso i “popolari per il Sì”, giudicato ingiustificato nei confronti di esponenti che hanno avuto ruoli di primo piano nelle istituzioni repubblicane.

A sostegno della sua tesi, l’ex ministro ricorda che già negli anni Novanta una delegazione popolare nella Commissione bicamerale per le riforme costituzionali si fece promotrice di una distinzione più netta tra giudici e pm, anche a livello di autogoverno. E richiama infine il pensiero di don Luigi Sturzo, che in un articolo del 1950 metteva in guardia contro il rischio di confondere indipendenza con irresponsabilità, citando come esempio le democrazie liberali in cui la separazione delle carriere è considerata un elemento fisiologico dello Stato di diritto.

 

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Popolari per il Sì, nel segno di Sturzo. Contro la fatwa di Balboni – il Foglio

 

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