Adone Zoli (Cesena, 16 dicembre 1887 – Roma, 20 febbraio 1960) – Politico, partigiano e avvocato italiano. Presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana dal 20 maggio 1957 al 2 luglio 1958.
Dopo la laurea in giurisprudenza a Bologna nel 1907, Zoli inizia ad esercitare la professione forense a Genova e a Firenze. Al congresso di Venezia del Partito popolare, nel 1921, entra nel Consiglio nazionale rimanendovi fino al momento del suo scioglimento con le “leggi fascistissime” nel 1926. Alla caduta del fascismo partecipa alla costituzione del Comitato toscano di liberazione nazionale. Arrestato dalle milizie “repubblichine” nel novembre del ’43, Zoli sarà rilasciato due mesi più tardi grazia alla intercessione del cardinale Elia Dalla Costa. Dopo la Liberazione è vicesindaco di Firenze dal 1944 al 1946, e membro della Consulta Nazionale. Eletto senatore democristiano nella I, II e III legislatura repubblicana, nel 1950-51 Zoli è vicepresidente del Senato. Nel VII ministero De Gasperi (1951-53), ricoprirà il ruolo di ministro di Grazia e Giustizia e ad interim della Pubblica Istruzione; nel I Ministero Fanfani (1954) sarà ministro delle Finanze e nel I Ministero Segni (1956-57) del Bilancio, succedendo a Ezio Vanoni. Nel 1957, dopo la caduta del II Governo Fanfani, forma un governo monocolore democristiano. Ma in parlamento, al momento della fiducia, risultano decisivi i voti dei monarchici ed i neo-fascisti del Msi, portando Zoli a presentare le proprie dimissioni per riconfermare il carattere costitutivo antifascista della Democrazia cristiana. Tuttavia, al fine di superare l’impasse parlamentare, su pressione e invito del Presidente della Repubblica Gronchi, Zoli si presenterà nuovamente dinanzi alle Camere il 26 giugno, ribadendo che quella formatasi il mese precedente non è da considerare una “maggioranza politica” in presenza dell’appoggio del Msi. Pur presiedendo un governo a minoranza precostituita, Zoli riesce con sapienza ed equilibrio a portare avanti l’azione politica del proprio esecutivo fino alle elezioni del 1958. Dimessosi dopo la tornata elettorale, conserverà la carica di presidente della Democrazia Cristiana fino al momento della sua scomparsa nel febbraio del 1960.