Alcide De Gasperi (Pieve Tesino, 3 aprile 1881- Borgo Valsugana, 19 agosto 1954) – Politico e fondatore della Democrazia cristiana, Presidente del Consiglio dal dicembre 1945 all’agosto 1953. Padre fondatore della democrazia repubblicana in Italia, nonché fautore assieme a Robert Schuman e Konrad Adenauer della nascita delle prime istituzioni sovranazionali europee nel secondo dopoguerra.
Laureatosi in lettere a Vienna nel 1905, comincia a fare politica in Trentino, all’epoca piccola regione di lingua italiana dell’Impero austro-ungarico. Deputato del Parlamento austriaco dal 1911 al 1918, si distingue dagli altri esponenti del cattolicesimo politico italiano poiché non vive il dramma dell’annosa querelle tra lo Stato italiano e la Chiesa, nota come “questione romana”. Al termine della “Grande guerra”, a seguito dell’annessione del Trentino al Regno d’Italia, De Gasperi è eletto tra le fila del Partito popolare di Luigi Sturzo nel 1921, assumendone la carica di segretario prima del suo definitivo scioglimento a seguito delle leggi “fascistissime” nel 1926. L’anno seguente è rinchiuso nel carcere di Regina Coeli fino al 1928; uscito di prigione, trova un modesto impiego come bibliotecario presso il Vaticano. Nel 1943, a seguito della destituzione di Mussolini dalla guida del governo del Regno d’Italia con l’o.d.g. promosso da Dino Grandi nella seduta del Gran Consiglio del fascismo del 25 luglio 1943, De Gasperi è tra i fondatori della Democrazia cristiana assumendone sin dall’inizio la leadership. Nei governi di unità nazionale – frutto dell’accordo tra i partiti del Comitato di Liberazione Nazionale – che si avvicendano tra il ’43 e il ’47, De Gasperi, nel dicembre 1945, forma il suo primo esecutivo: per la prima volta nella storia unitaria un cattolico diviene Presidente del Consiglio dei Ministri. Priorità assoluta dell’esecutivo è risolvere la questione istituzionale tra Monarchia o Repubblica, risolta con la celebrazione del referendum del 2 giugno 1946, che sancirà la vittoria – tutt’altro che scontata- dell’istituto repubblicano con uno scarto di poco più di due milioni. De Gasperi svolge un ruolo decisivo nel portare a termine la sofferta transizione istituzionale dalla Monarchia alla Repubblica. Il 13 giugno Umberto II parte per l’esilio portoghese, mentre De Gasperi – da Presidente del Consiglio- assume le funzioni di Capo provvisorio dello Stato. Il 28 giugno 1946 Enrico De Nicola è eletto nuovo Capo dello Stato dalla Costituente. De Gasperi resterà alla guida dell’esecutivo dal 1945 al 1953, formando otto esecutivi ( se si considera anche l’ultimo che sarà il primo esecutivo repubblicano a non ottenere la fiducia dal Parlamento nell’estate del ’53). Gli anni degasperiani, in modo particolare quelli che vanno dal ’48 al ’53 – dopo la vittoria alle elezioni politiche del 18 aprile 1948-, saranno caratterizzati da una straordinaria e – forse irripetibile – azione riformatrice: dall’attuazione della riforma agraria, passando per il piano di edilizia popolare Ina-Casa, fino alla istituzione della Cassa per il Mezzogiorno. Sono anni di grandi scelte soprattutto in ambito internazionale, che vedono l’Italia – grazie alla coraggiosa e lungimirante leadership degasperiana – aderire, nella primavera del 1947, al “piano Marshall” (European recovery program) annunciato dall’Amministrazione Truman, prima del suo ingresso come membro fondatore del Trattato dell’Atlantico del Nord, nell’aprile del 1949. Fautore del processo di integrazione europea, De Gasperi renderà la neonata Repubblica italiana tra gli attori principali nella nascita, tra il ’50 e il ’51, della Ceca (Comunità economica del carbone e dell’acciaio) e, in particolar modo, nel processo – poi fallito nell’estate del 1954- di negoziazione e ratifica del Trattato della Comunità europea di difesa (Ced), istituzione prodromica alla realizzazione di una unione politica europea.