Amintore Fanfani – (Pieve Santo Stefano, 6 febbraio 1908 – Roma, 20 novembre 1999) – Politico e storico dell’economia. Cinque volte Presidente del Senato, sei volte Presidente del Consiglio e per nove volte ministro della Repubblica. Nel 1965 ricopre l’incarico di Presidente dell’Assemblea generale dell’Onu e nel marzo del 1972 viene nominato senatore a vita dal Presidente della Repubblica Leone.
Laureatosi in economia all’Università Cattolica di Milano nel 1930, Fanfani comincia ad insegnare storia economica presso l’ateneo milanese nei primi anni Trenta divenendo già professore ordinario nel 1939. Durante il secondo conflitto mondiale trova rifugio in Svizzera, dove proseguirà la propria carriera accademica. Nel ’45 aderisce alla Dc, entrando nel Consiglio nazionale e poi nella Direzione del partito, prima di essere eletto alla Costituente l’anno successivo, con un ruolo piuttosto significativo nella formulazione del primo articolo della Costituzione, in cui si afferma che «L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro». Fanfani sarà ministro del Lavoro nel IV (1947-1948) e V (1948-1950) governo De Gasperi, dell’Agricoltura nel VII 1951–1953), dell’Interno nell’VIII Governo De Gasperi (1953-1953). Fu il promotore (nel 1949) del cosiddetto “Piano Ina-Casa” che prevedeva la costruzione di oltre 300 000 abitazioni. Grazie alla tenacia e all’operosità di Fanfani, in pochissimo tempo furono realizzati nelle principali città numerosi nuovi alloggi di residenziale popolare. Fece parte del Governo Pella come ministro dell’Interno.
Fallito il tentativo di formare un governo (gennaio – febbraio 1954), nel luglio dello stesso anno Fanfani è eletto segretario del partito; dopo le elezioni, nel luglio 1958 forma un governo bicolore DC-PSDI – di fatto il primo governo di centro-sinistra della storia repubblicana– e nel febbraio 1959, in seguito alla scissione verificatasi in seno alla corrente di “Iniziativa democratica” della quale era leader, si dimette per le ripetute critiche sulla sua presunta gestione autoritaria del partito nel giro di pochi mesi da entrambe le cariche. Il terzo governo F. (luglio 1960 – febbraio 1962) e, soprattutto, il quarto (febbraio1962 – giugno 1963) apriranno la strada alla formazione dei governi di centro-sinistra. Senza successo una sua candidatura alla presidenza della Repubblica nel 1964, assume l’incarico di ministro degli Esteri (marzo – dicembre 1965; febbraio 1966 – giugno 1968). Eletto presidente del Senato dopo le elezioni politiche del 1968, verrà riconfermato per le quattro legislature successive. Senatore a vita dal marzo 1972, nel giugno 1973 assume nuovamente l’incarico di segretario della DC, che guida nello scontro referendario – rivelatosi a dir poco fallimentare- per l’abrogazione della legge sul divorzio (maggio 1974) e nella competizione per le elezioni amministrative del giugno 1975. Presidente del partito (aprile – ottobre 1976), nel dicembre 1982 torna alla presidenza del Consiglio con un esecutivo quadripartito (Dc, Psi, Psdi, Pli) rimasto in carica fino al giugno 1983. Dall’aprile al luglio 1987 presiede il suo sesto governo; sarà poi ministro dell’Interno nel governo Goria (luglio 1987 – aprile 1988) e del Bilancio nel successivo esecutivo guidato da De Mita (aprile 1988 – luglio 1989). Nel 1994 aderisce al Partito popolare italiano, nato su impulso della segreteria politica di Mino Martinazzoli per rilanciare –almeno teoricamente- la Dc uscita devastata dalla tempesta giudiziaria di Tangentopoli tra il 1992 e il 1993.