Fernando Tambroni

Fernando Tambroni ( Ascoli Piceno, 25 novembre 1901 – Roma, 18 febbraio 1963) Politico italiano ed esponente della Democrazia cristiana. Ministro dell’Interno dal 1955 al 1959, sarà il settimo Presidente del Consiglio dei ministri dal marzo al luglio 1960.

Dopo aver aderito nel 1919 al Partito popolare, Tambroni è eletto segretario provinciale a Macerata, città in cui compie gli studi in giurisprudenza, tra le fila del partito fondato da Luigi Sturzo. L’attività politica svolta col Partito popolare comporta per Tambroni ripercussioni pesantissime sul piano personale a causa della violenta repressione fascista che investe i partiti a partire dal 1925. Il 12 novembre 1926 Tambroni stesso è vittima di un’aggressione delle “camicie nere” nel suo studio di avvocato. Nel 1932 si iscrive al Partito nazionale fascista, dedicandosi esclusivamente negli anni successivi all’attività forense. Tra i fondatori della Dc marchigiana, Tambroni è eletto all’Assemblea costituente nel 1946 e deputato nel 1948, avvicinandosi sempre di più alle posizioni del futuro Presidente della Repubblica Gronchi. Dopo gli incarichi da sottosegretario alla Marina mercantile ( 1950-1953) e di Grazia e giustizia (da luglio ad agosto 1953), Tambroni è infine nominato ministro della Marina nel Governo Pella nel 1954. L’ascesa ai vertici del governo di Tambroni verrà suggellata, tuttavia, con l’elezione di Gronchi al Quirinale nel 1955, venendo indicato ininterrottamente dal ’55 al ’59 nei Governi Segni, Zoli e nel secondo Governo Fanfani come titolare del dicastero dell’Interno. La lunga crisi politica del febbraio-marzo 1960, a causa delle difficoltà della Dc nell’avviare l’ampliamento della maggioranza con l’ingresso dei socialisti, offre, tuttavia, a Tambroni l’occasione di giungere alla Presidenza del Consiglio. Uomo di fiducia del Capo dello Stato, Tambroni, il 4 aprile 1960 nel discorso programmatico a Montecitorio, afferma che il suo governo monocolore è la conseguenza diretta dello strisciante malessere in un Paese stanco della crisi. Il Presidente del Consiglio chiarisce, inoltre, che il suo esecutivo non potrà disporre di una forte connotazione politica, trattandosi di un governo di “amministrativo” auspicato dall’inquilino del Quirinale per l’approvazione dei bilanci dello Stato. Questa affermazione stride, tuttavia, con quanto dichiarato contestualmente da Tambroni sulla volontà del ministero da lui presieduto di accelerare l’istituzione della regione Friuli-Venezia Giulia, prefigurando inoltre forme di intervento statale in materia di edilizia popolare e di approvvigionamento energetico. Un vaste programme fondato su basi politiche piuttosto precarie, come si incaricheranno di dimostrare le proteste di piazza scoppiate – in modo particolare quelle a Genova dopo la decisione di farvi svolgere il Congresso nazionale del Msi- a seguito dell’ostinazione di Gronchi nel sostenere il Governo Tambroni, tenuto in piedi con i voti decisivi dei neo-fascisti. Le vicende del Governo Tambroni possono essere interpretate come un passaggio inevitabile perché consente di evitare un accordo politico fra la Dc con i monarchici e i liberali. In un certo senso, dunque, il sostegno non concordato con l’estrema destra serve a impedire che si debba ricorrere all’apporto contrattato della destra moderata. In definitiva, la crisi politica innescata dalla nascita del Governo Tambroni è il doloroso, seppur necessario, sacrificio per accelerare la nascita del futuro centro-sinistra. Il 19 luglio l’esperienza di Tambroni alla guida del governo si chiude con il passaggio al Quirinale per rassegnare definitivamente le dimissioni da Presidente del Consiglio. Compromessa definitivamente la propria immagine all’interno del partito, Tambroni non verrà ricandidato alle elezioni politiche del 1963, venendo stroncato nello stesso anno da un infarto all’età di 62 anni.