Giovanni Gronchi (Pontedera, 10 settembre 1887- Roma, 17 ottobre 1978) – Esponente di spicco della Democrazia cristiana, terzo Presidente della Repubblica Italiana – nonché primo democristiano a ricoprire la prima carica dello Stato- dal 1955 al 1962.
Dopo la laurea in lettere alla Scuola Normale di Pisa, Gronchi tra il 1911 e il 1915 insegna lettere e filosofia a Parma, Massa, Bergamo e Monza. Nel 1919 è tra i fondatori del Partito Popolare Italiano. Eletto deputato, è stato chiamato a dirigere la Confederazione dei Lavoratori Cristiani. Gronchi viene nominato successivamente Sottosegretario all’Industria e Commercio nel 1922 (I governo Mussolini) fino al Congresso di Torino del Partito Popolare (aprile 1923), dove è decisa la non collaborazione e il ritiro dal Governo dei rappresentanti del Partito popolare. Passato all’opposizione, Gronchi è tra gli esponenti della scissione “aventiniana” prima di essere dichiarato decaduto dal mandato parlamentare nel novembre 1926. Abbandonata momentaneamente la carriera politica, lavora prima come rappresentante di commercio per poi dedicarsi allo svolgimento di attività in ambito industriale. Con la formazione dei primi esecutivi di unità nazionale, Gronchi è nominato Ministro dell’Industria e Commercio nel 1944 (II e III Governo Bonomi) e nel 1945 (Governo Parri e I Governo De Gasperi). Eletto deputato all’Assemblea costituente nel 1946 tra le fila della Democrazia cristiana, Gronchi ne diviene Presidente del gruppo parlamentare. E’ eletto Deputato al Parlamento nel 1948 e nel 1953. L’8 maggio 1948 è eletto Presidente della Camera dei Deputati. Il 25 giugno 1953 è rieletto Presidente della Camera dei Deputati. Il 29 aprile 1955 diviene Presidente della Repubblica (al quarto scrutinio con 658 voti su 833): presta giuramento l’11 maggio 1955. Eletto alla Presidenza della Repubblica con un consenso trasversale (Dc, Psi, Pci, missini e monarchici) nell’emiciclo parlamentare, sin dal suo discorso di insediamento, il neo eletto Capo dello Stato volge il proprio pensiero «alle masse lavoratrici che il suffragio universale aveva condotto sino alle soglie dell’edificio dello Stato senza introdurle effettivamente dove si esercita la direzione politica di questo» fornendo, così, un evidente indizio sui futuri assetti politici nel corso del settennato. Dopo aver sottolineato che non spetterà alla prima carica dello Stato «segnalare dettagliati programmi», Gronchi ribadisce perentoriamente «la necessità che la Costituzione sia compiuta negli istituti previsti quali la Corte costituzionale, il Consiglio superiore della Magistratura, l’ordinamento regionale, il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro». Istituti – eccezion fatta per la creazione delle Regioni a statuto ordinario – che troveranno la loro attuazione tra il 1956 e il 1958. Questa visione di Gronchi sul ruolo del P.d.R si ritrova anche nella relazione di fine settennato – licenziata sotto la direzione del Direttore dell’Ufficio dei rapporti con il Parlamento e il Governo presso il Quirinale Francesco Cosentino -, in cui si afferma che «il Presidente non solo può, ma deve esercitare una funzione stimolatrice e propulsiva intesa a rimuovere gli ostacoli che eventualmente di quella inerzia fossero la causa indiretta o diretta nell’attuazione dei precetti costituzionali».