Mario Scelba

Mario Scelba (Caltagirone, 5 settembre 1901 – Roma, 29 ottobre 1991) – Presidente del Consiglio dei ministri italiano dal 10 febbraio 1954 al 6 luglio 1955, ministro dell’Interno dal 1947 al 1953 e Presidente del Parlamento europeo dal 1969 al 1971.

Proveniente da una famiglia della piccola borghesia agricola di Caltagirone, la svolta fondamentale nella formazione politica di Scelba si concretizza col trasferimento a Roma alle dirette dipendenze di Luigi Sturzo, divenendone segretario personale dal 1921, fino all’esilio del prete calatino nel 1923. Dopo la laurea in giurisprudenza e l’abilitazione da avvocato, inizia la propria militanza politica attiva nelle ultime fasi di vita del Partito popolare prima del suo definitivo scioglimento nel 1926. 

Scelba sarà uno degli esponenti del Partito popolare che, attraversata la stagione del fascismo, inizierà a tessere la rete politica da cui prenderà vita la Democrazia cristiana. Collabora alla redazione delle “Idee ricostruttive della Democrazia cristiana”, primo documento programmatico del Partito, reso pubblico nel luglio del 1943. Nel Congresso interregionale della DC, tenutosi a Napoli il 29 e 30 luglio 1944, Scelba è eletto nel Consiglio nazionale che acclama De Gasperi segretario. Lo stesso organismo lo nomina vicesegretario. Dal febbraio del 1947, con il III governo De Gasperi, assume l’incarico di ministro dell’Interno, nel quale è confermato fino al luglio del 1953, nei governi De Gasperi IV, V, VI e VII. Con lo scoppio della guerra di Corea nel giugno del ’50, l’azione degli esecutivi degasperiani mira puntellare la costruzione di quella che è stata definita dalla storiografia come democrazia protetta o – nella terminologia adoperata dallo stesso De Gasperi- di Stato forte, di cui Scelba fu convinto sostenitore presentando una serie di leggi in Parlamento da ministro dell’Interno (legge sulla difesa civile, legge polivalente, misure sull’esercizio del diritto di sciopero) in caso di emergenza sulla tenuta dell’assetto del regime democratico. Rimasti inattuati questi dispositivi, l’unica misura a difesa della neonata Repubblica ad essere approvata è la c.d. “legge Scelba” nel ’52, che dà seguito alla XII disposizione transizione della Costituzione sul divieto di ricostituzione del Partito fascista, fungendo da norma deterrente nei confronti di tutti i partiti “non democratici” dell’estrema destra, tra cui evidentemente il Movimento sociale italiano. Per evitare il rischio di erosione elettorale delle forze di centro a causa del ritorno della destra e dell’avanzata delle sinistre – dato emerso dalle elezioni amministrative dei primi anni Cinquanta – sarà firmatario della riforma elettorale che assicurerebbe i due terzi dei seggi della Camera alla coalizione in grado di raggiungere la maggioranza assoluta dei voti, ribattezzata poi “legge truffa” dalle sinistre. Nelle elezioni del 1953 il premio di maggioranza non scatta per poco più di 50.000 voti, provocando la fine del centrismo a guida degasperiana. La “legge truffa” sarà abrogata nel 1954. Terminata la stagione del centrismo degasperiano e la breve esperienza del governo Pella, all’inizio del 1954 Scelba è incaricato dal presidente della Repubblica Einaudi di formare un governo, che rimarrà in carica dal febbraio 1954 al luglio del 1955. Il Governo Scelba contribuirà a risolvere le questioni in sospeso in tempo di guerra, come la definitiva risoluzione della querelle su Trieste con il ritorno nell’ottobre del ’54 sotto la giurisdizione italiana. Si dimetterà dalla Presidenza del Consiglio dopo l’elezione a Presidente della Repubblica di Gronchi, il 6 luglio 1955. Scelba è nominato, tuttavia, ancora ministro dell’Interno nel luglio 1960, in occasione del governo varato da Fanfani, dopo l’episodio del governo Tambroni con i gravi fatti di Genova e quelli contestuali di Roma e Reggio Emilia, fino al febbraio 1962. Ostile ad ogni modo al centro-sinistra, dopo l’avvento del I Governo Moro nel quale per la prima volta entrano a far parte i socialisti. Nel 1969 è eletto Presidente del Parlamento europeo, carica mantenuta fino al 1971, e Presidente del Consiglio nazionale della Democrazia Cristiana fino al 1973.