Oscar Luigi Scalfaro

Oscar Luigi Scalfaro (Novara, 9 settembre 1918 – Roma, 29 gennaio 2012) – Politico e magistrato, nono Presidente della Repubblica dal 1992 al 1999. Eletto deputato ininterrottamente dal 1946 al 1992. Scalfaro, nel corso la sua brevissima presidenza della Camera dei deputati (24 aprile 1992 – 25 maggio 1992), a seguito della strage di Capaci, è eletto infine Presidente della Repubblica il 28 maggio 1992.

Si laurea in Giurisprudenza nel 1941 ed è chiamato alle armi e assegnato al 38° Reggimento di Fanteria a Tortona. Sottotenente di Commissariato in Sicilia è congedato, in quanto magistrato, nell’ottobre del 1942. Presidente dell’Azione Cattolica della diocesi di Novara e delegato Regionale per il Piemonte. Viene eletto Deputato all’Assemblea Costituente il 2 giugno 1946 nelle liste della Democrazia cristiana. Scalfaro sarà rieletto deputato in tutte le legislature dal 1948 al 1992. Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri dal 1954 al 1955 (Governo Scelba) per l’accoglienza dei profughi giuliano-dalmati e per l’attuazione degli accordi De Gasperi-Gruber riguardanti l’Alto Adige. Sottosegretario di Stato al Ministero della Giustizia dal 1955 al 1958 (1° Governo Segni -Governo Zoli) promuove e porta all’approvazione la legge che consente alle donne l’accesso alla carriera di magistrato. Sottosegretario di Stato al Ministero dell’Interno dal 1959 al 1962 (2° Governo Segni -Governo Tambroni – 3° Governo Fanfani) promuove e porta all’approvazione la legge che istituisce la Polizia femminile. Vice Segretario Politico della Democrazia cristiana nel 1965 e nel 1966. Ministro dei Trasporti e dell’Aviazione Civile dal 1966 al 1968 (3° Governo Moro – 2° Governo Leone) e successivamente nel 1972 (1° Governo Andreotti). Ministro della Pubblica Istruzione nel 1972 (II Governo Andreotti). Vice Presidente della Camera dei Deputati dal 1975 al 1983, durante la presidenza dell’On. Pietro Ingrao e dell’On. Nilde Jotti. Ministro dell’Interno dal 1983 al 1987 (1° Governo Craxi – 6° Governo Fanfani). Nell’aprile del 1987, dopo le dimissioni del Governo presieduto dall’on. Craxi, il Presidente della Repubblica Cossiga gli conferisce l’incarico di formare il nuovo Governo ma, constatata l’impossibilità di comporre un Gabinetto di coalizione, rimette l’incarico nelle mani del Capo dello Stato dichiarandosi indisponibile a formare un governo monocolore democristiano. E’ eletto Presidente della Camera dei Deputati il 24 aprile 1992 e Presidente della Repubblica il 25 maggio  – a seguito della strage di Capaci in cui muore il giudice antimafia Falcone– successivo. Sin dall’inizio del suo mandato Scalfaro è chiamato ad affrontare la più grave crisi politico-istituzionale della storia repubblicana. Esplode la tempesta giudiziaria di “Tangentopoli” che provoca il tracollo definitivo del sistema politico che ha retto il paese nel secondo dopoguerra. Durante questi “sette anni drammatici”, come li definisce la stampa, Scalfaro difende costantemente i valori fondanti della Repubblica contenuti nella prima parte della Carta Costituzionale, auspicando che ogni possibile modifica della seconda parte della Costituzione avvenga a larga maggioranza con il concorso delle forze politiche sia di governo che di opposizione. L’unico risultato concreto sarà la riscrittura della legge elettorale, grazie al successo dei referendum abrogativi – abolizione delle preferenze plurime alla Camera ed eliminazione del quorum per introdurre un sistema di tipo uninominale al Senato- dei primi anni Novanta. In questa materia, l’interventismo di Scalfaro assume una inusuale perentorietà nel dare attuazione al verdetto popolare sancito con la tornata referendaria del 18 aprile 1993. Il Parlamento, in realtà, non si trova soltanto nella condizione di dover riscrivere per espressa volontà popolare la legge elettorale, ma anche per esplicita pressione “politica” del Presidente: «Nelle democrazie quando la maggioranza decide, bisogna ubbidire. Se io, Capo dello Stato ho davanti una scelta fatta con un voto che ha superato l’80% che ha tolto un sistema e ne ha inserito un altro, con che forza dico “Lo applicherò fra sei mesi o fra un anno?” Chi mi dà questo potere? (…) Quando il popolo ha ripreso la sua autorità e la esercita da solo, il Parlamento è scavalcato totalmente». Il caso italiano, in definitiva, nella fase più acuta di crisi del proprio sistema politico tra il 1992 e il 1994, potrebbe essere analizzato prendendo spunto, secondo la terminologia impiegata dal politologo Giovanni Sartori, del c.d. presidenzialismo alternante, per il quale un sistema parlamentare inefficiente e in stato di paralisi può essere punito o sanzionato, attraverso una momentanea “destituzione-sostituzione” presidenziale. Alla luce di quanto sostenuto da Sartori, si potrebbe azzardare a definire la forma di governo italiana nel corso dell’undicesima legislatura come più simile ad un regime parlamentare “commissariato”, in cui il Capo dello Stato Scalfaro di fatto ha assunto una funzione di “guida” istituzionale, lungi tuttavia dall’aver stabilizzato definitivamente il quadro politico al termine del suo mandato nel 1999, con il contestuale avvento della democrazia maggioritaria in Italia con la discesa “in campo” del magnate televisivo Silvio Berlusconi nel 1994.