Paolo Emilio Taviani

Paolo Emilio Taviani (Genova, 6 novembre 1912 – Roma, 18 giugno 2001) Politico, storico ed economista italiano, Taviani fu tra i capi del Movimento Partigiano in Liguria. Membro della Consulta Nazionale e dell’Assemblea Costituente, poi del Parlamento Italiano dal 1948 fino alla morte, è stato tra i maggiori esponenti della Democrazia Cristiana.

Nato a Genova nel 1912, tra i fondatori della DC ligure e membro del CLN, Taviani entra nella Consulta Nazionale ed è poi eletto all’Assemblea Costituente. Nel 1947 è vicesegretario DC, e l’anno successivo ottiene un seggio alla Camera dei Deputati (fino al 1976). Tra il giugno 1949 e l’aprile 1950 è segretario nazionale della Democrazia cristiana. Con le sue salde posizioni europeiste (partecipa alle trattative per la creazione della CECA e della CED) e atlantiste, è nominato in successione sottosegretario agli Esteri (1951-53), ministro del Commercio estero (1953), ministro della Difesa (1953-58). Sostenitore dell’apertura a sinistra – al punto da patrocinare, nel 1961, la nascita di una giunta comunale a Genova a guida DC e sostenuta anche dal PSI –, dopo aver diretto il ministero delle Finanze nel Governo Segni II (1959-60), è nominato al dicastero del Tesoro tanto con Tambroni (1960) quanto nel terzo Esecutivo Fanfani (1960-62), per approdare poi all’Interno (1962-68) proprio nei primi anni del centro-sinistra organico. A lui si debbono importanti piani di sviluppo economico-industriale, in particolare del meridione, attuati mentre è ministro senza portafoglio per gli Interventi straordinari nel Mezzogiorno (1968-72) e ministro del Bilancio e della programmazione economica (1972-73). Ritornato agli Interni (1973-74), adotta politiche di forte intransigenza verso le organizzazioni terroriste ed eversive, denunciando pubblicamente in particolare lo stragismo neo-fascista. Con la nascita del Governo Moro IV, termina la sua esperienza all’Esecutivo: nel 1976 è eletto al Senato, e presiede fino al 1979 la Commissione parlamentare di Vigilanza Rai. È presidente della prima Commissione Parlamentare di vigilanza sulla Rai dal 1976 al 1979. Successivamente dal 1984 fino al 1987 è Presidente della Commissione Affari Esteri del Senato. Dal 1987 al 1992 è vicepresidente vicario del Senato. Nel 1991 è infine nominato senatore a vita, carica che manterrà fino alla sua scomparsa nel 2001.