La DC tra Rinnovamento e Instabilità
Nelle elezioni del maggio 1958, la Democrazia Cristiana esce rafforzata, recuperando un 2% dei voti e raggiungendo il 42%. Tuttavia, i suoi alleati di centro, non premiati dalle urne, manifestano insoddisfazione, mettendo in crisi la formula di governo centrista che aveva dominato dai tempi di De Gasperi. Formare maggioranze stabili si rivela difficile: l’alleanza con il PSI appare prematura, mentre la forza dell’opposizione comunista resta intatta.
La Ricerca di Nuovi Equilibri
I cinque anni della legislatura sono segnati dalla ricerca di nuovi equilibri. Amintore Fanfani, segretario della DC, compie il primo passo formando un governo con il PSDI nel luglio 1958, guardando verso il PSI. Tuttavia, questo governo, già indebolito da una fronda anti-fanfaniana all’interno della DC, cade per il ritiro della fiducia dei socialdemocratici. Intanto, ulteriori tensioni emergono dalla vicenda Milazzo, un esponente DC eletto presidente della Giunta della Sicilia con una maggioranza eterogenea che include comunisti, socialisti, monarchici e missini. Questa operazione, in polemica con i vertici della DC, provoca forti ripercussioni a Roma.
Un Nuovo Pontificato e Cambiamenti Interni
La politica democristiana subisce significative conseguenze dalla morte di Pio XII nell’ottobre 1958 e dall’inizio del pontificato di Giovanni XXIII, che introduce profondi cambiamenti nel mondo cattolico. Nella crisi seguita alla fine del governo Fanfani, che lascia anche la segreteria del partito nel gennaio 1959, la DC si ritrova isolata. Antonio Segni forma un governo monocolore democristiano nel febbraio successivo, con l’appoggio esterno di liberali, monarchici e, non determinante, del MSI. La sinistra DC della Base si dissocia. Questo governo dura un anno, poi tocca a Fernando Tambroni, con un esecutivo senza maggioranza precostituita, esposto ai condizionamenti del MSI e naufragato a seguito dei sanguinosi incidenti di piazza del luglio 1960.
Nuovi Equilibri nella DC
Nel frattempo, i rapporti di forza all’interno della DC cambiano. La corrente di “Iniziativa democratica”, che aveva permesso l’avvento di una nuova generazione alla guida del partito, sembra aver esaurito la sua funzione. Fanfani crea una propria componente, “Nuove Cronache”, e si avvicina alla sinistra interna, sostenendo l’apertura al PSI. Nel marzo del 1959, in vista del Consiglio nazionale della Domus Pacis a Roma, nel convento di Santa Dorotea a Trastevere nasce la corrente dei “Dorotei”, che si schiera in difesa del centrismo e porta Aldo Moro alla Segreteria del Partito, lasciata da Fanfani.
Il Congresso di Firenze e la Svolta di Moro
Aldo Moro vince il congresso DC dell’ottobre 1959 a Firenze, grazie anche al sostegno del gruppo andreottiano di “Primavera”. La linea di Moro, tuttavia, è destinata a cambiare. Al congresso della DC a Napoli nel gennaio 1962, il Segretario propone l’apertura al PSI, approvata dall’80% dei delegati, con l’opposizione di Scelba. Andreotti, seppur critico, si adegua alla maggioranza, ironizzando sul centrosinistra di Moro e Fanfani con una delle sue battute taglienti, ironizzando (sulla falsariga del popolarissimo slogan di un detersivo) sul centrosinistra di Moro e su quello di Fanfani.
Verso il Centrosinistra
Si parla di dialogo con i comunisti e di presa di distanza dal PCI da parte socialista. Quando Amintore Fanfani torna alla presidenza del Consiglio nel luglio 1960 con un monocolore DC e poi nel febbraio 1962 con PSDI e PRI, i socialisti passano dal voto contrario all’astensione, preludio al loro ingresso nel governo. Tuttavia, la svolta di centrosinistra non è indolore. Le resistenze interne alla DC restano forti, come dimostra la tormentata elezione di Antonio Segni al Quirinale nel maggio 1962.
Conclusioni
In questo contesto di instabilità la Democrazia Cristiana cerca nuovi equilibri, allargando improprio perimetro a quei partiti pronti a garantire un appoggio contro le derive di destra e la crescente affermazione del partito comunista. Per questa nuova linea fu evocata l’immagine delle ‘convergenze parallele’, riportata da Eugenio Scalfari in un articolo sull’Espresso, a significare che alcuni partiti, fra cui il quello socialista, non avrebbero ostacolato il nuovo governo monocolore guidato da Fanfani, pur continuando a perseguire i propri interessi.

